Riflessioni

Ho sempre desiderato unire in un connubio le mie grandi passioni, quelle che mi hanno segnato fin da l’infanzia .

Da un lato la cucina, dove entrai a soli 13 anni, da l’altro gli studi artistici che mi portarono a diplomarmi presso l’Istituto d’arte e a frequentare l’Accademia di belle arti.

I piatti che propongo sono il frutto di una ricerca e di studi durati anni, contaminati come si può capire dalle diverse culture che ho visitato, ma sopratutto vogliono comunicare allo spettatore che il gusto non è ciò che siamo abituati a percepire con le nostre papille, ma,(qui il mio obiettivo primario), lo si può percepire con la vista è l’olfatto, tramite i recettori del cervello.

Io non preparo cibo, per questo ci sono tanti altri chef, io compongo opere d’arte, che suscitano emozioni e rimangono nel ricordo dello spettatore. La cucina per me è un museo, e le mie opere impermanenti come l’uomo stesso.

Executive chef Massimo Falsetta

 
Mettere in verticale una pietanza significa innalzare la propria anima che splende di creatività a Dio.
Elevarsi ad esso, (come i sacri testi dicono) equivale rendersi a sua immagine e somiglianza. 
Perche’ no quindi essere DIO.
Executive chef Massimo Falsetta